LORETA - Vokaalteoste eestikeelsete tõlgete andmebaas
Andmebaas sisaldab järgmisi teoseid: ooperid, oratooriumid, kantaadid, laulud ja liturgilised žanrid. Andmebaasi täiendatakse jätkuvalt uute teoste tõlgetega.

Tõlked pärinevad erinevatest allikatest ja on tehtud erineva eesmärgiga. Enamik tõlkeid ei ole mõeldud laulmiseks. EMTA raamatukogu ei ole tõlkeid sisuliselt toimetanud.

Andmebaasi koostajad on püüdnud saada ühendust kõikide tõlkijatega, kuid kahjuks pole see kõikidel juhtudel õnnestunud. Pretensioonide korral palume võtta ühendust tagasiside vormi kaudu.

Kõik andmebaasis toodud tõlked on mõeldud õppeotstarbeliseks kasutamiseks. Muudel juhtudel palume võtta ühendust tõlkijaga.

Head kasutamist!
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Il campanello di notte
Öökelluke
eelmine järgmine


Muusika autor Gaetano Donizetti
Sõnade autor Gaetano Donizetti
Tõlge Malle Ruumet

(Campanello da dentro
Salza la tela)

INTRODUZIONE

Il teatro rappresenta una camera dietro bottega. Una tavola sopra la quale bottiglia, pane, salsiccie, ecc. Un armadio, un paravento, unaltra tavola in un cantone sopra la quale tazze in porcellana per il caffe’, the, ecc. In fondo porta per entrare in bottega. Porta a dritta e a sinistra che danno comunicazione ad altra camera.
Sopra la porta dentrata campanello.

SCENA I

Tutti i parenti e di Convitati dogni sesso, chi seduti, chi allimpiedi, mangiando, bevendo; Spiridione versa vino or a questo ora a quello mentre cantano il seguente coro.
Indi Don Annibale. Parenti e Convitati chi in piedi passeggiando, chi seduti mangiando e bevendo.

Coro:
Evviva don Annibale, evviva Serafina: vogliam danzare e bevere
infino a domattina, viva, viva Serafina.
Pistacchio eun Esculapio, la sposa euna Ciprigna; fia con si bella coppia la sorte ognor benigna.
Ei fra speziali domina, ella fra le bellezze
Amore e Imen preparano torrenti di dolcezze. Facciamo allegri brindisi infino a domattina;

Don Annibale in abito da sposo con gran bouquet allabito

Don Annibale:
Belle cosa , amici cari, bella cosa ecangiar stato; quando luomo se ammogliato uom divien di qualita’.
Chi trovata ha una ragazza, bella e buona come questa, piunon teme per la testa, sempre allegro se ne sta.
Giaparmi dessere padre beato, giaveggo i bamboli sedermi a lato. Lun vorrapillole, laltro pagnotte; ciascun chiamandomi il die la notte: papapapa’…io voglio pillole, papa’, papa’…ed io pagnotte.
In essi il tenero padre felice come fenice rinascera’.
E tutta Napoli pien di Pistacchi in breve spazio si trovera’. Quello ridendo dira’: papa’, voglio pagnotte; questo piangendo dira’: papa’, voglio pillole, ah!
Pistacchi qua, pistacchi la’, e pieno Napoli si trovera’.

Coro:
Il ciel sia prodigo con quel Pistacchi dogni possibile felicita’, si’!

Don Annibale:
Amici, se ballar volete ancora lorchestra epronta
a secondarvi.

Coro:
Al ballo! Al ballo! Evviva don Annibale! Evviva Servfina!

Don Annibale:
(osservando sulla tavola, correndo nella sala con Spiridione)
Per bacco! Addio dispensa! Addio cantina! Un campo sbaragliato questa mensa mi par!

SCENA II
Madama Rosa, e detto

Madama Rosa:
Genero amato, per dirvi due parole ho colto il punto che si diverte ognuno.

Don Annibale:
Dite, vi ascolto.

Madama Rosa:
Voi dovete capir qual duolo accolto sia duna madre in cor nel separarsi dallunica sua figlia, e abbandonarla in man
duno straniero

Don Annibale:
Straniero! Io son di Napoli, venuto a questo mondo nel millesettecentoottantasette e ognun conosce Annibale Pistacchio,
speziale di Floria e inventor delle pillole famose contro lasma, la tosse e il mal di madre.

Madama Rosa:
Ed ella efiglia donorato padre; un valoroso ufficial perito nellassedio dAnversaMa cionon monta; sol da voi promessa io bramo, che felice la renderetee ben lo merta, io spero: ella eun angel di figlia.

Don Annibale:
E vero, evero. E per questo mi vien la pelle doca in pensar che allalba deggio lasciar le maritali piume, e pormi in diligenza.

Madama Rosa:
Ne differir potreste la partenza? Per poco almen, per questi ultimi di carnevalschi?

Don Annibale:
Eh no! Differire non si puo’. E necessaria posdomani in Roma la mia presenza: debbo alla rottura assister dei suggelli, e quella parte prender che mi lasciola zia Onorea, di felice memoria!

Madama Rosa:
Dunque, fin chetornate, a Serafina io terrocompagnia. Divertiamoci per or
(incamminandosi verso la tavola)

Don Annibale:
Suocera mia, troppo tardi giungeste;
sol qualche goccia vi saraper voi.

Madama Rosa:
(prendendo qualche cosa e guardando lapparecchio)
(ascoltando ridere da dentro)
Grazie….Che lusso! Che allegria! Soltanto a renderla completa manca il piugaio dei congiunti.

Don Annibale:
E chi? Enrico forse?

Madama Rosa:
Lo diceste!

Don Annibale:
Oh! Si! Vostro nipote, sia permesso il dirlo, non mi va punto a sangue: egli si crede, percorso avendo lo stival dItalia, unarca di sapienza, e tutte, e tutti pone in caricatura; e poi menoto che la bella cugina tentorapirmi
(odonsi grida festevoli, piusonori scrosci di risa)
Udite, come senza di lui regna in mia casa la gioia ed il sollazzo!

SCENA III
Spiridione, e detti

Spiridione:
(sganasciandosi dalle risa)
Oh che pazzo! Oh!

Don Annibale:
Che fu?

Spiridione:
Noi giuocavamo a gatta cieca, quando sapre in un colpo la porta delle scale, ed eccoti un baffuto caporale che si avanza gridando: Si ritiri ciascuno, io lo comando!”
Senza aggiunger parola, uno il cappello, laltro piglia il baston, questa il tabarro, quella i calosci, e giapartian,
ma getta il caporal bonnet, baffi, uniformeed era …(ridendo naerdes) Non ridete.

Don Annibale:
Chi? Ma pria

Spiridione:
Se non ridete, io non lo dico!

Don Annibale:
(con riso sforzato)
Ah! ah! Chi era?

Spiridione:
Enrico!

Madama Rosa:
Colui ne ha delle belle!

Don Annibale:
(Vi colga entrambi il fistolo)

Spiridione:
Udite ancor. La danza comincia, ed ei per terra molte butta di furto fulminanti pallotteOh, che spasso! Che ridere!…che botte! PafpifpufAlcune ne raccolsiMirate!
(levandosi di scasrsella molte palline fulminanti)

Don Annibale:
(Or della sposa mi cucio alla gonnella)
(avviandosi alla sala odesi il motivo duna Galoppa)

Madama Rosa:
Che!…la galoppa!…Oh, dolce suon!…
Mi sento ringiovanir!…
(trattendendo Don Annibale)
Ballar con me vi piaccia una galoppa!

Don Annibale:
Oibo’! …Scusateio deggioe poi ballar non so.
(va per entrare nella sala ma gli viene impedito daConvitati che ballando la galoppa traversano la scena)

Madama Rosa:
Pretesti!…Andiam. Non ascolto
galoppare io voglio
(lo strascina seco, ed entrando in fila codanzatori partono dallopposto lato)

Don Annibale:
(Che imbroglio!)
Ma
(Segue Galoppa in cadenza…)

SCENA IV

(Serafina dal lato opposto ballando la Galoppae con Enrico. Questi, giunto in mezzo della scena sarresta,
prende un tuono serio, caricato. Sospira)
(Quando Enrico si arresta attacca subito qui.)

Serafina
Ebben! Siete giastanco?

Enrico:
Orsucugina, bando agli scherzivoi mirate adesso in me lamante offeso.
Rispondete: perchesposarvi senza il mio permesso?

Serafina:
E voi me lo chiedete? Perchein Enrico ritrovai linfido, il mostro, lincostante, il traditore

Enrico:
Sei tu la traditriceSei tu, tu….

Serafina:
Addio signore!
(Serafina per fuggire)

Enrico:
Non fuggir!…tarresta ingrata….Senti almeno una parola, o il crudel che a me tinvola, spento innanzi ti cadra’.
La mia fiamma disprezzata crebbe al par dun mongibello
(piangendo tragicamente)
ma ben presto il freddo avello tanto incendio
stinguera’, si’!

Serafina:
(ironica)
Non morrete, no: vi conosco, seduttore;
edispetto, e non amore che in fierir cosivi fa.
Or che daltri mi sapete arde in voi cotanto foco!
Obbliaste che fui gioco della vostra infedelta?, si’!
Altre due, lusinghiero, ne amate, ed intanto

Enrico:
Menzogna infernale!

Serafina:
Ne son certa, ed invan lo negate,
(con sicurezza)
altre due

Enrico:
(con piuforza)
Ma no, ma no,
(fa il conto sulle dita)
son tre, sono tre.
(In tuono tragico)
Donna infida leggera, slealelo facea
per scordarmi di te! Sleale
(con accento piangoloso)
Sempre, sempre tamai come sama di potente indicibile affetto
per te sola mavvampa nel petto una fiamma cui pari non ha.
Questo cor te domanda, te brama;
senza te questo cor morira’.

Serafina:
Io vamava, sperando che il core vaccendesse un affetto verace, ma la speme fu un sogno mendace, come nebbia che allaura sen va. Ah! vien meno, sestingue lamore, cui la speme alimento non da’. Buona sera!

Enrico:
Dispietata. Odi ancor.

Serafina:
Son maritata.

Enrico:
Di me dunque?…

Serafina:
Non mi curo.

Enrico:
Non piuamor?

Serafina:
Mai piu’: lo giuro!

Enrico:
(con esagerato furore)
Si? Se ogni speme io perdo al mondo corro appresso a quel birbantequal vampiro sitibondo succhierollo ad ogni istanteefinita omai la festa non avrapiutesta in testa.
A talun da lui fia dato per la china il sublimato: un stringente chiederanno, e una purga invece avrannoe a te pur fatal cugina, traditrice Serafina,
(crescendo di rabbia)
sale inglese, e eteriaca per sciroppo tocchera’.

Serafina:
Ogni sdegno il tempo placa, anche il vostro plachera’, plachera’.

Enrico:
Ah, crudele, ah! Sempre tamai come sama di potente indicibile affettoper te sola, te sola,
(la prosa va detta come fossero tante crome)
ma ora avrai triaca
non la fiamma cui pari non ha.

Serafina:
Ah! vien meno, sestingue lamore, cui la speme alimento non da’.

Enrico:
(non cantato, prosa)
La triaca in alimentosale inglese….

SCENA V

Enrico:
(ritiene Serafina per la veste in ginocchi)
(Ecco lo sposo, a noi…)
No, non mi fuggirai, perfida, spietata!

Serafina:
(Mio marito)

Enrico:
Fermati, spietata!

Don Annibale:
(affrettando tutto dun fiato)
Oh! LadriGuardiaFuocoAcqua! Gente! Aiuto!

SCENA VI
Madama Rosa, Spiridione, Convitati, e detti

Madama Rosa:
Perchetanto rumore?

Don Annibale:
Ho colto il seduttoreanzimirate:
apiedi etuttavia di Madama Pistacchio.

Enrico:
Voi credete chio stia in ginocchio? No, sbagliate. Io non vi sto

Madama Rosa:
(a Don Annibale)
Non sta in ginocchio.

Don Annibale:
Ora, lo veggo anchio.

Enrico:
E come padron mio, non intendeste che provando io stava una scena con lei, onde poi declamarla innanzi a tutti.

Madama Rosa:
Che bella idea!…

Spiridione, Coro:
Sentiam la scena.

Don Annibale:
Un cavolo! E troppo tardi, ed io

Enrico:
(Oh diavolo!…)

Serafina:
(Che mai dira’!)

Enrico:
(Franchezza.)
Ecco, si tratta duna tragedia classico romantica, vi son tre parti principali: or io farola parte delfarala sposa la parte della
e voi la parte di

Don Annibale:
Che bella parte!…

Madama Rosa:
Zitto!

Enrico:
Il suo titolo e’ “ Zasse, Zanze, e Zonzo”.
Udite largomento.

Madama Rosa:
Vascoltiamo

Enrico:
Io che son Zasse, adoro Zanze, e bramo toglierla al mio rivale Zonzo che siete voi.
(a Don Annibale)
(Si alza il sipario)

Enrico:
Assisa al piedun gelso, immersa nel dolore, gemea traffitta Zanze dal piucrudele amoreArriva Zasse, e svelando lardor che lo divora, a lei bacia la mano!… (prende la mano di Serafina come per baciarla, don Annibale savanza per impedirglielo. Facendo ritornare don Annibale al suo posto)
Sta Zonzo ancora in disparte
La man bacia e ribacia Zasse di Zanze, ed in partir le porge un dolce amplesso Zonzo allor savanza con arcigna sembianza e grida: “Zassetrema, o vil…” ma Zasse risponde: “Ziffe!”; Zonzo chiama i Zaffe e in presenza di Zanze, a Zassefa tagliar la testa.
A scena sifunesta cade svenuta Zanze, sopra il corpo di Zasse , e Zonzo esclama:
ahi, Zanze! Ahi, Zanze!”

(suonano le 12)

Don Annibale:
Udiste? E mezzanotte; e parmi tempo, che ciascun vada a letto.

Serafina:
Ah! Madre!.

Don Annibale:
E quella la vostra stanza, o suocera.

Enrico:
E la mia?

Don Annibale:
In mezzo della via.

Madama Rosa:
Andiamo, Serafina
(ritirandosi con Serafina)

Coro:
Andiam noi pure

Enrico:
Congiunti, amici, piano….facciam lultimo brindisi allo sposo. Spiridion rinnuova le bottiglie. Certa canzone che in Milano appresi, or cantero’: lintercalar amici ripeterete voi.

Spiridione:
(tornando con altre bottiglie)
Eccomi.

Enrico:
A noi.

BRINDISI

Enrico:
(cobicchieri alla mano)
Il segreto per essere felici so per prova e linsegno aglamici.
Sia sereno, sia nubilo il cielo, ogni tempo, sia caldo, sia gelo,
scherzo e bevo, e derido glinsani
che si dan del futuro pensier.
Non curiamo lincerto domani, se questoggi cedato goder.

Coro:
Si’, non curiamo lincerto domani, se questoggi cedato goder.

Enrico:
Profitiamo deglanni fiorenti, il piacer li fa correr piulenti. Se vecchiezza con livida faccia stammi a tergo, e mia vita minaccia. Scherzo e bevo,
e derido glinsani, che si dan del futuro pensier….

DOPO IL BRINDISI

Don Annibale:
Omai basta, o Signori.

Enrico:
(Andare a letto, crede il babbion! Stai fresco!
Or io ti servo col mercante di maschere qui presso).
Felice notte. Ci rivedremo allalba.

Coro:
Addio. Si, verremo per darvi il buon viaggio. Evviva don Annibale, evviva Serafina.

Enrico:
Evviva don Annibale, evviva Serafina.

Don Annibale, Spiridione e Madama Rosa (a suo tempo)

Don Annibale:
(partendo con Enrico ripetendo la frase del coro)
Maledetti! Son partiti alla fin!…Spiridione! Aiutami a spogliarmi. Su presto.

Spiridione:
Eccomi qua. Chi e’? Mi par sentire il campanello.

Don Annibale:
Hai perduto il cervello? Questo ci mancherebbe!

Spiridione:
Se cioaccade, non vi date fastidio,
che per voi darole droghe

Don Annibale:
No, che dici? E troppo chiaro il decreto
(leggendo)
In vista di frequenti funesti avvenimenti, sordina che ogni spezial, di notte le proprie medicine venda in persona. Il trasgressor punito saradi multa e prigionia.”
Speriamo che alcun non venga a frastornarmi.
(Intanto si toglie labito, la cravatta e la camiciuola)
Dammi intanto il berretto da notte e la veste da camera
(volendo girar la chiave per la toppa sapre la porta
passa dietro al paravento)
Chi viene? Oh! La suocera

Madama Rosa:
Sposo, eccoviEbbene! Dove, o genero siete?

Don Annibale:
Son qui, son qui.

Madama Rosa:
Prendete la vostra chiave
(volendo andare da lui
(Don Annibale sta dietro di un paravento spogliandosi,
ma in vista del pubblico)

Don Annibale:
Alto, altoIo intimo in nome della pudiciziavisibile non sono

Madama Rosa:
Intendo: ecco, vi lascio la vostra chiave, ed a svegliarvi pria di giorno verro
(la daa Spiridione)

Don Annibale:
Soverchio incomodo. A star desta vi sfido.

Madama Rosa:
Felice notte, piccolo Cupido.
(entra in una stanza di fronte a quella di Don Annibale)

Don Annibale:
Che ti sembra?

Spiridione:
Benissimo! Un Cupido. Siete in veste da camera e berretto.

Don Annibale:
Orsu’, vattene a letto, e fa dessere in piedi verso le cinque.
(prende il lume e sincammina verso la sua camera.
Suona il campanello.)

Spiridione:
Dormirovestito.
(dala chiave a Don Annibale e si ritira)

Don Annibale:
Or vedi che prurito! Giusto adesso!…
(Il campanello suona piuforte)
Un momento

SCENA VII
Enrico e don Annibale

Enrico:
(vestito caricatamente da damerino francese con occhiali, mustacchi e pizzo.)
Bonne soir, bonne soir. Je vous demande pardon de venir vous derangermais quand un homme souffrevoyez vous, mon ami!
Je tiens la fievresentez, tatez, touchez

Don Annibale:
Che vi occorre?
(Costui che vuol da me?)
Padron mio, nel linguaggio del paese prego spiegarvi.

Enrico:
Bien, bienmi spiegheroDonqueen italiano’. Je suismalatoe vomedicatura.

Don Annibale:
Ma bisogna chio sappia la natura del male, onde

Enrico:
Voici. Je vengo dal ballo, e jaidanzato par quatre oreensuiteoh! Che caldo maudit!… Par rinfrescarmi, appena una trantina preside pieces en glacecest adir sorbetton.

Don Annibale:
(E non crepasti?)

Enrico:
Or questimont prodotto un embarras ici, dans lestomaquee per tornarmi en bon point, il me faut o cinq o six bouteilles de Malaga, Champagne, o Porto, Portomonsieur, prenez les donc.

Don Annibale:
(Sta a vedere che mi ha preso costui per cantiniere. Leviamcelo dai piedi)
Attendetemi qui, che avrete in breve il piusquisito vino.
(Tengo un baril dAsprino, or gliene reco un fiasco.)

SCENA VIII

Enrico:
Balordo spezial, fin chio ritorni, occuparti sapro’. Siam della burla in principio soltanto. Ancor ve tempo per la fine. Intanto dinanzi alluscio nuzial si ponga larmadioqui le seggiolenel mezzo la tavola.
(mettendole dalla parte opposta a quella in cui si trovavano
esegue, poi spegne il lume)
Vediam se il mio rivale potracol suo talento il bandolo trovar della matassa.
(udendo camminare)
Ei vien!

Don Annibale:
(nel porgere il vino smorza il lume, credendo la stanza illuminata comera pria)
Prendete quiChi spense la candela?

Enrico:
Par iciVengo davoir une crise, et jaurai fait tomber inavvedutamente la lumiere. Cest egala present non ho besoin de votre vinasson. Merci, merci,…guidatemi alla porta. Io vado a letto.
(Questo non avverra’)
Bonsoir.

SCENA IX
Don Annibale solo

Don Annibale:
Eccomi pronto.
Anchio.
Addio.
(Enrico esce, e don Annibale richiude)
Meno mal chio son pratico del sito e poso camminarvi anche ad occhi bendati.
(urta nella tavola grande e fa cadere il servizio di porcellana)
Povera porcellana!…Io mi credea nel mezzo della stanza, e sono invece ad un angolo!
(sincammina verso la sua camera)
Buono! Entro la serratura della mia porta unaltra chiave! Ohime’!
(Apre larmadio, e volendo entrare dacol grugno nel fondo dello stesso)
Son bravo per mia fe’! Nellarmadio trovar voleva il letto! OrizzontiamciA manca dello stipo si trova la mia porta
(va a tentone, e non trova che un muro)
Essa efuggita!…Spiridion? Spiridion? Balordo! Ronfa come un maiale!…
(sincontra nellaltro tavolino)
Or mi ricordo!…Su questo tavolino posi qualche fosforico cerino…. Eccone….
(trova un cerino ed accende il lume)
oh per le corna del demonio!…Questa enuova di conio!
I mobili passeggiano!…Spiridione al certo esser deve sonnambulo, e dormendo volle porre la camera in assettoPazienza!…Oh! campanello maledetto! I mobili passeggiano.
(va ad aprire)
(Enrico e detto. Enrico in lungo soprabito, capelli, e gran barbette grigie. Egli ha la faccia inviluppata in un fazzoletto di lana, come per difendersi dal freddo
Enrico ripone larmadio al suo posto, va entrare in camera e suona)

SCENA X

Enrico:
E questa la bottega del famoso Pistacchio?

Don Annibale:
Appunto: ed il Pistacchio avete innanzi.

Enrico:
Oh! Servo

Don Annibale:
A monte i complimenti. Spicciatevi, che ho fretta.

Enrico:
Ebben, sappiate che un cantante son io; domani a sera meforza debuttar nelCampanello”, nuovissimo spartito;
son rauco, ed ho sentito decantar certe pillole stupende,
che voi smerciate contro il mal di gola, onde

Don Annibale:
Vi servo subito

Enrico:
(trattenendo Don Annibale)
ScusateBisogna che sappiate come perdei la voce. Sediamo Che ore abbiamo?

Don Annibale:
Mae tardi.
(Si cerchi spaventarlo)
Son le tre dopo la mezzanotte.

Enrico:
(sedendo)
Ebben, per me ancora epresto, chio non vado a letto pria delle cinque.

Don Annibale:
Oh mio signor!

Enrico:
Sedete: mimporta di narrarvi il caso mio.

Don Annibale:
E a me dudirlo non importa un corno.

Enrico:
Sedete, o qui rimango infino a giorno.
(Don Annibale siede sbuffando
Segue Duetto in cadenza due Bassi. Nel corso del quale ed allora che Don Annibale volge le spalle ad Enrico per prendere le pillole, questi caccia lestamente un bigliettino nella serratura della camera dove entroSerafina)

DUETTO ENRICO E DON ANNIBALE

Enrico: (con voce rauca)
Ho una bella, uninfedele, chama un altro, ed io ladoro. Son geloso, e la crudele gode sol del mio martoro.
Abalconi suoi dintorno giro sempre notte e giorno….
(tossendo)
..o..rno, e scirocco, e tramontana mhan servito, mhan servito come va, hum
(tossendo, senza alterare il tempo)

Don Annibale:
Se volete il mio giudizio, per levarvi dimbarazzo, per fuggire il precipizio e deventi lo strapazzo o al momento la lasciate, o al momento la sposate, o al momento la lasciate, …Tal rimedio gola e testa risanare vi potra’, si’…

Enrico:
(con faccia piangente)
Ma frattanto il mio debutto,

Don Annibale:
Non sarapoi tanto brutto, non sarapoi tanto brutto.
Le mie pillole potranno

Enrico:
Date, date, …provero’…

Don Annibale:
(andandole a prendere nellarmadio)
No, no, sentitema prima….
(Don Annibale gli dauna scatoletta; piglia la scatola ed inghiotte tutte le pillole in una sola volta)

Don Annibale:
(Che ti venga un buon malanno: tutte quante le ingoio’)

Enrico:
(a piacere provando la voce:)
(bene
meglio
benone, benone)

Enrico:
Or che in ciel alta ela notte, senza stelle, e senza luna, non ti turbo in londe rotte della placida laguna, dormi, o bella, mentrio canto la canzone del piacer, …
(la voce si rauca nuovamente)
Son rauco nuovamente

Don Annibale:
Dicoetardibuona notte. Che partiste avrei piacer. Buonanotte, buona notte!

Enrico:
La dose ripetete, son rauco nuovamente

Don Annibale:
Ma…, si’….ma dopo partirete, ma, dico, partirete?

Enrico:
Su, su, andiamo, andiamo. Se guarisco partiro’, partiro’, partiro’.
(prende varie pillole e gorgheggia)

Don Annibale:
(corre allarmadio prende altra scatola)
(ansante)
Che vi pare?

Enrico:
Non plus ultra! Giala voce ritorno’, u, u, u
(prende per mano improvvisamente Annibale)
Al mio debutto assisterete, demiei gorgheggi giudicherete, di mie volate , semitonate, desbalzi orribili chio prendero’.
Ah, ah, ah

Don Annibale:
Se presto, presto non ve ne andate, verrauna pioggia di bastonate

Enrico:
Ah, ah, e, e, i o, o, u, u,
(scherzando, cantando a piena voce)

Don Annibale:
Siete un seccante signor cantante, piula mia collera frenar non so

Enrico:
Cose impossibili sentir faro’, la, la, la,
(Lo fa ballare con forza)

Don Annibale:
Fuori delluscio vi caccero’, si’, si’.
Piula mia collera frenar non so, no, no….Piano, piano
(Enrico ecacciato, e coglie il momento che Don Anniable gli volge la schiena, e ficca un piccolo viglietto nella serratura della camera di Serafina.)

RECITATIVO ULTIMO
Don Annibale, Spiridione, poi madama Rosa, Serafina

Don Annibale:
Or venga pure il campanello giu’, gridi, crepi chi vuol, non apro piu’.
(prende il candeliere, e corre frettoloso verso la sua canera; le pallette scoppiano sotto i di lui piedi, e gli cade il lume)
Chi e’, chi e’?…Bestia che son! Dimenticava le pallette.



Spiridione:
(accorre, ed affrettando Don Annibale per la gola, grida a tutto potere)
Al ladroallassassinoGuardiaguardia….

Don Annibale:
No, son io

Madama Rosa:
Che fu? Quai grida?

Serafina:
Mamma, apriteio sono alzata
(uscendo con lume)
Ebben, che avvenne?…

Don Annibale:
Nulla, nulla, …un equivocoritorni ognuno a letto: io pur


SCENA ULTIMA

(il campanello viene suonato a distesa)

Spiridione:
Adesso, adesso.

Madama Rosa:
Va ad aprire Enrico?

(Enrico, Parenti degli sposi, e detti)

Enrico:
Con permesso. Ecco tutti i congiunti.

Coro:
Ben levato. Con voi ci consoliamo. Con voi ci rallegriamo.

Don Annibale:
Ma come!…Forse?…appena ho fiato per domandar

Enrico:
Che domandar? Fra poco passa la diligenza, spicciate
(guardando alloriuolo)
son le sei meno un quarto. Vedete, in ciel biancheggia di gialalba del giorno.

Don Annibale:
(con un sospirone)
Sposa! …Ci rivedremo al mio ritorno.

FINALE

Serafina:
Da me lungi ancor vivendo, sposo amato in me riposa, sempre fida ed amorosa la consorte, la consorte a te, sara’.

Enrico:
(piano a D. Annibale)
Mai non sien le tue dolcezze molestate ed interrotte, bella al par di questa notte sia la vita, sia la vita ognor per te.

Serafina:
Sposo amato,

(Don Annibale col fiele alla bocca)

Serafina, Madama Rosa, Enrico:
par di questa notte, bella al par di questa notte sia la vita ognor per te.

Don Annibale:
(alla sposa in disparte;)
Moglie in erba, fincheio torno esser destra ti conviene; se qualcuno a batter viene la porta, tu la porta non aprir, no, non aprir, moglie mia

Serafina:
Non temete.

Enrico:
Si, si

Madama Rosa, Enrico, Serafina:
Buon viaggio e buon ritorno, ecco il segno del partir!
(lo spingono via quasi per forza
Spiridione gli porta avanti la valigia, tutti laccompagnano, e cala il sipario.)

BRINDISI

Enrico:
Mesci, mesci, e sperda il vento ogni cura, ogni lamento, solo il canto del piacere risuonar fra noi sudra’. Nellebbrezza del piacere sta la vera ilarita’.

Coro:
Lunga elora degli affanni, ha il piacer fugaci i vanni il momento del godere brilla e rapido sen va.

SCENA XIII

(Enrico avvolto in una veste da camera, con berretto da notte in testa correndo dentro ansioso. Don Annibale.)

Enrico:
Mio signore venerato!

Don Annibale:
Patron mio! Che cosestato?

Enrico:
Presto, presto a tutta fretta, mi dovete una ricetta, come un fulmine spicciar.

Don Annibale:
Giusto adesso.

Enrico:
Son lesto?

Don Annibale:
E quando?

Enrico:
(cercando per le saccoccie)
Io non so piudove sia.

Don Annibale:
Auf, che pena.

Enrico:
Ciel tiranno! Lho perduta. Vado e torno.
(per partire)

Don Annibale:
Buon viaggio.

Enrico:
Lho trovata.
(retrocede)

Don Annibale:
Perbacco, ma che nottata!

Enrico:
Pria vi voglio di mia moglie tutti i mali palesar.

Don Annibale:
Non me importa, a me saspetta de spicciare la recetta.

Enrico:
Per veder sella eperfetta non cemale dascoltar.

Don Annibale:
Non me importa.

Enrico:
La povera Anastasia per cui vho incomodato, etisica, ediabetica, ecieca, eparalitica, patisce demicrania, ha lasma, e sette fistole, spine ventose e sciatica, tumore nelloccipite ; ha il mal della podagra, che unito alla chiragra penare assai la fa, si’, penare assai la fa. Ma qui sta il re dei recipe che tutto guarira’, qui, qui, che tutto guarira’.
(legge):
Si prende lacqua celebre del gran Monsieur Maurizio, con laltra capocefalo, e poi la fugiadenica. Con questa poi mischiateci laceto collarecheto, sia questa rinforzata collacqua canforata, col balsamo coppaito, col dolce elettuario, di cedro imperiale, che giova e non fa male. Vi unite a queste cosa, benigne e portentose, per fare il tutto eccelso, con lElisir dElmonzio, pur quel di Paracelso. Mischiate, rimischiate, poi pillole formate….

Don Annibale:
Ma questi sono liquidi.

Enrico:
che ad uno, a quattro, a sette si devono ingoiara nove, a dieci, a mille si devono ingoiar.

Don Annibale:
Che pillole! Oh! Ah! Basta!

Enrico:
Prendete poi lombeliodi Venere…. butiro dantimonio

Don Annibale:
Che dite, che antimonio?

Enrico:
il solfo col diascorio del dotto fraCastorio, lasella, lasafetida, il the’ (che sia dAmerica), rob antisifilitico, lestratto di cicuta, papaveri, la ruta, letiope minerale, sciroppo cordiale. Aggiungi poi la polvere di Marco Cornacchione, e di Giovanni Procida lempiastro infusione, la cassia fistulata, la pomice pestata….Bollite, bollite, et fiat bibita

Don Annibale:
Che bibita? Che pillole? Che dice?

Enrico:
Il resto eccolo qua, eccolo qua

Don Annibale:
Ma questi sono….
I primi sono liquidi….

Enrico:
Semifreddi, ente di Marte, del Cadet lemulsione, cascerilla, simarubba, del tabacco di Macubba, dulcamara, talamacca, legno quassio, ceralacca; aggiunge ottanta rane, venti fave americane, ruta secca, dragonaria, teretinto, serpentaria, manna emetica, castoro raschiatura di finoro; eppoi lerbe tritolate che qui appresso son notate; erba spugna, polmonaria, il ceramnio, il capripodio, il vitucchio, ed il poligano, blasia quassia e polipodio…., polipodio
(come perdendo il segno)

Don Annibale:
Quasi svengo, quasi svengo.

Enrico:
Il rastio dunto al vitrice con la carice, lo sparaco, il brio, la galega, la veronica, lo statice, lanserina, la piobagine con un mazzo di lattuga, che mollifica, che asciuga, malva dIschia, malvarosa, raschiatura serpentaria, venti fave, ottanta rane, ruta secca, dragonaria, simarubba, cacscerilla, cera lacca, legno quassio, erba spugna, polmonaria, poi coppaito e capripodio, laverbesca, lo sparganno, la veronica e lattuga, blasia quassia e polipodio..che mollifica e asciuga, vera polvere di corno.
Io domani….a mezzogiorno tutto a prendere verro
(parte adagio adagio, e lascia Don Annibale colla ricetta in mano…)






(Majast kostab kellahelin
Eesriie avaneb)

SISSEJUHATUS

Lava kujutab üht tuba poekese taga. Laual on pudel, leib, vorstid jne... Suur kapp, sirm, ühel pool on veel üks laud, millele seatud portselanist tee- ja kohvitassid.
Tagaseinas on uks, mis avaneb apteeki.
Vasakul ja paremal pool on ka uksed, millest on näha teisi ruume.
Peaukse juures suur kell helistamiseks.

I STSEEN

Kõik meessoost ja naissoost sugulased ja teised peolised läbisegi istuvad, astuvad, seisavad, söövad ja joovad. Spiridione valab veini kord ühele, kord teisele, kõik samal ajal laulavad.
Siis astub sisse Don Annibale.
Külalised jalutavad, seisavad, istuvad, söövad, joovad.

Koor:
Elagu don Annibale, elagu Serafina: tahame tantsu lüüa
ja hommikuni juua, elagu Serafina!
Peiu Pistacchio on kreeka kuulsate tohtrite soost, mõrsja Serafina Küprose saarelt tulnud; olgu nii kenale paarile saatus igati armuline. Peig parim rohumeister, pruudi kaunidus lummav. Amor ja Hymenaios neile küllusesarvest maiusi jagavad. Meie ülevaid tooste laulame, kuni saabub uus päev homme.

Don Annibale on pulmarüüs, lillekimp rinnas

Don Annibale:
Tore asi on see, kallid sõbrad, kui muudad staatust;
kui mees võtab naise, saab temast täitsamees!
Kes on leidnud neiukese, kena ning hella nagu tema,
ei midagi ta karda, rõõm rinna täidab tal!
Mulle terendab pilt õnnelikust papast, näen oma kõrval lapsukesi istumas. Ühele vaja lä’eb rohupilli, teisel näljast kõht lööb pilli. Kõik hüüavad mind ööl kui päeval: papa, pille on vaja…, papa, süüa tahan….
Nendega koos õnnelik papa fööniksina tõuseb tuhast.
Terve Napoli täitub peagi Pistacchide võsukestega.
Üks papalt naerdes lunib leiba, teine nutab, nõuab rohupille. Pistacchid on siin, Pistacchid on seal, terve Napoli peal!

Koor:
Taevas olgu helde ja õnnistagu igat moodi Pistacchit, jah!

Don Annibale:
Sõbrad, kui soovite tantsu lüüa veel ja veel, siin orkester on valmis saatma teid.

Koor:
Tantsule! Tantsule! Elagu don Annibale! Elagu Serafina!

Don Annibale:
(näeb lauda ja jookseb Spiridionega saali)
Pagana päralt! Adjöö, sahver, adjöö veinikelder! See peolaud on nagu lahinguväli!

II STSEEN
Madama Rosa ja eelmine tegelane

Madama Rosa:
Armas väimees, paar sõna tahaks teil’ öelda, nüüd tabasin hetke, kui lõbutsevad teised.

Don Annibale:
Kuulan teid, rääkige!

Madama Rosa:
Teie mõistma peate, kui valus on emal südames,
et lahkub ta ainsast tütrest, kelle annab
võõrale….

Don Annibale:
Võõrale! Mina olen napollane, sündisin ilma 1777. aastal ja kõik tunnevad siin Annibale Pistacchiot,
oma linna rohuteadlast, kes on leiutanud kuulsad astma- ja köhapillid ning titevoodi arstimi.

Madama Rosa:
Aga tema on austatud isa, Antverpeni piiramislahingus langenud väärt ohvitseri tütreke. Ja mitte see asjaolu ei loe, soovin kuulda teie lubadust, et ta õnnelikuks teeteta väärib seda, arvan ma, sest ingellik tütar on tõesti.

Don Annibale:
Tõsi, tõsi. Seepärast tõusebki mul kananahk ihule, teades, et hommikul pean lahkuma abieluvoodist, et reisitõlda astuda.

Madama Rosa:
Kas siis edasi ei saa lükata reisi? Kasvõi mõned päevad, mil lõpeb karneval?

Don Annibale:
Ei, ei saa midagi edasi lükata! Ülehomme pean olema Rooma linnas, et olla kohal tähtsa lepingu pitsatipanekul, saan endale päranduse tädi Onorialt, olgu õnnis ta mälestus!

Madama Rosa:
Niisiis, kuni ära olete, jään seltsiks Serafinakesel. Ja nüüd lõbutseme
(sammub laua suunas)

Don Annibale:
Kulla ämm, hiljaks jäite,
ainult tilgake rüübet on alles teile

Madama Rosa:
(võtab midagi kätte ja uurib seda)
(majast kuulduvad naerupahvakad)
Aituma! On alles luks värki! Oh mis rõõm! Aga üks rõõmurull on puudu meie peolt!

Don Annibale:
Kes on puudu? Kas Enrico?

Madama Rosa:
Ise ütlesite nõnda!/Teadsite seda!

Don Annibale:
Ohjaa! Teie kusiin, lubatagu öelda, pole põrmugi mu meele järgi: ta usub end olevat üks maailmatark, kes on saapasäärt mööda üles ja alla rännanud, kõiki teisi ta narrib ja narritab, peale selle olen kuulnud veel seda, et himustas ta endale minu Serafinat.
(kuulda on pidukära jahõikeid, eriti kõlavad on naerurõkatused)
Kuulete, kuidas ilma temata siin käib rõõmus pidu ja pralle.

III STSEEN
Spiridione ja eelmised tegelased

Spiridione:
(lõhkedes naerust)
Ossa hullu! Oh, oh!

Don Annibale:
Mis sul on?

Spiridione:
Me mängisime pimesikku, kui äkiste avanes uks trepi poolt ja seal oli vuntsiline kapral, kes tuli meie poole hüüdega: Astuge eemale kõik, ma käsin!
Sõnagi lausumata haaras üks piduline mütsi, teine jalutuskepi, kolmas oma keebi ja kalossid, ja kõik tormasid eemale.
Siis aga heitis kapral endalt suure mütsi, vuntsid, univormija seal oliTe ei naeragi.

Don Annibale:
Kes siis? Aga enne

Spiridione:
Kui te ei naera, siis ma ei ütlegi!

Don Annibale:
(sunnitud naeruga)
Hahahaa! Kes see oli?

Spiridione:
Enrico!

Madama Rosa:
On alles osav vennike!

Don Annibale:
(tõbi tabagu teid mõlemaid!)

Spiridione:
Kuulake veel edasi! Algas tants ja ta heitis põrandale säravaid kuulikesi/pallikesiOssa, mis lõbu! Naer! Tõuklemine! Pif, paf, priks, praksKorjasin mõned üles ja võtsin kaasavaadake!
(võtab taskust säravaid/leegitsevaid kuulikesi)

Don Annibale:
(nüüd pean ma küll kaasal silma peal hoidma)
(suundub saali, kuulda on galopihelisid)

Madama Rosa:
Missugune galopp! Oh, kui magus viis!
Tunnen end taas noorena siin!
(tõmmates Don Annibalet kaasa)
Ehk meeldib teilminuga galoppi tantsida!

Don Annibale:
Oot-oot! Vabandage! Ma peanja pealegi ei oska ma tantsida
(tahab minna saali, aga teda takistavad külalised,
kes tantsides lähevad üle lava)

Madama Rosa:
Puhas ettekääne! Lähme! Ma ei kuula teid!
Soovin galopeerida!
(tirib teda endaga kaasa ja koos teiste tantsijatega reas suunduvad vastaskülge)

Don Annibale:
(Täbar lugu! )
Aga
(järgneb galopp)

IV STSEEN

(Vastasküljelt tuleb Serafina, galopis Enricoga. Enrico peatub lava keskel, muutub tõsiseks.
On murelik. Ohkab.)
(Kui Enrico peatub, algab kohe see tekst siin)

Serafina:
Hei, kas olete juba väsinud?

Enrico:
Noh, ilma naljata, armas kusiinete näete minus vist solvunud armastajat. Aga vastake mulle: miks läksite mehele ilma minu loata?

Serafina:
Ja seda küsite minult? Sest Enricos nägin ma truudusetut, reetlikku, püsimatut koletist

Enrico:
Ise oled reetur! Ise oled

Serafina:
Hüvasti, mu härra!
(Serafina põgeneb)

Enrico:
Ära põgene! Jää siiatänamatuKuula üht sõnagi, või see tüüp, kes minult su röövis, surnuna langeb su jalgeile.
Ärapõlatud leek mu rinnus kasvanud on tulemölluks
(nutab traagiliselt)
aga peagi selle lõkke surm jahutavalt
lõpetab!

Serafina:
(irooniliselt)
Ei te sure miskit, tunnen teid, tiivaripsutajat: mitte armuleek, vaid kahjutunne ilmajäämisest haavu teeb.
Nüüd, mil teistsugusena mind näete, põleb teis marutuli! Kas olete unustanud, et olin teie truudusetuse mängukann?
Teie, meelitaja, semmisite kahe neiuga, ja samal ajal

Enrico:
Koletuslik vale!

Serafina:
Olen selles veendunud, asjata eitate seda,
(kindlalt)
need kaks

Enrico:
(jõulisemalt)
Ei, ei,
(arvutab näppudel)
neid oli kolm
(traagiliselt)
Kergemeelne, truudusetu naineseda tegin selleks,
et unustada sind!...
(nutusel toonil)
Olen alati sind armastanud, see on võimas tunne, sõnul kirjeldamatusinu pärast leek põletab rinda, sellele tulele võrdset pole kogu ilmas. Mu süda anub, ihkab sind,
sinuta kuhtub mu hing.

Serafina:
Minagi armastasin sind, lootes, et tõeline tunne sütitaks su rinna, paraku, see oli vaid uni, ja pettus, mis uduna koidikul hajub. Arm kaob, jah, kustub, kui seda ei toida lootusekiir!
Head õhtut!

Enrico:
Südametu! Kuula mind!

Serafina:
Olen abielus.

Enrico:
Aga mina?

Serafina:
Ei hooli.

Enrico:
Ja enam ei armastagi mind?

Serafina:
Ealeski mitte: seda vannun.

Enrico:
(liialdatud raevukusega)
Ah nii! Kui olen maailmas kaotanud igasuguse lootuse, tulen siia, sattun selle võllaroa juurdehädas nagu janune vampiir, kes igal hetkel peab saama kustutada januja kui pidu on läbi, on külaline ise omadega läbi. Siis antakse talle meejoogipähe mingit jäledat segu: vaja oleks kinnistit, aga antakse purgeenija sinule, fataalne kusiine, truudusetu Serafina
(raev kasvab/veel vihasemalt)
serveeritakse inglise soola ja uimastit magusa neste asemel.

Serafina:
Küll aeg parandab haavad, teie omad ka!

Enrico:
Südametu julmur olete! Olen sind alati armastanud võimsa kirjeldamatu kirega, ainult sind
(proosat esitatakse värvikalt)
aga saad küll panakeiat (vastumürki)
kuuma võrratu kireleegi asemel.

Serafina:
Ah, läheb kuis läheb, arm kustub, kui lootuskiir ei toida.

Enrico:
(mitte lauldes)
Panakeiat saad toiduksinglise soola

V STSEEN

Enrico:
(tirib Serafinat kleidist põlvili laskuma)
(Abielumees tuleb meie juurde)
Sa ei jäta mind, südametu, häbitu!

Serafina:
(Mu abikaasa!)

Enrico:
Pea kinni!

Don Annibale:
(kiirustades, ühe hingetõmbega)
Oh! Vargad! Valve! Tuli valla! Vett, vett! Appi! Inimesed!

VI STSEEN
Madama Rosa, Spiridione, külalised ja kõik eelmised tegelased

Madama Rosa:
Miks selline kisa-kära?

Don Annibale:
Sain kätte võrgutajanäevaadake:
põlvitab proua Pistacchio ees.

Enrico:
Arvate, et mina olen põlvili? Eksite. Mina seda ei tee.

Madama Rosa
(Don Annibalele)
Ta ei põlvita.

Don Annibale:
Nüüd seda ise näen.

Enrico:
Kas te ei mõistnud, mu isand, et harjutasin temaga üht stseeni, pärastpoole näitame seda kõigile.

Madama Rosa:
Mis hea mõte! …Kuulame siis stseeeni.

Spiridione, Koor:
Kuulame stseeni!

Don Annibale:
Lollpea! On liiga hilja, mina pean

Enrico:
(Pagan!)

Serafina:
(Mis ta seal ütles?)

Enrico:
(Siirusega)
Nõndakstegemist on klassikalise romantilise tragöödiaga. Selles on kolm peaosa: minul on üks…, proual teine
ja teil on kolmas

Don Annibale:
Kui tore osa!

Madama Rosa:
Kuss!

Enrico:
Tema pealkirjaks onZasse, Zanze, Zonzo (juhmakas)”
Kuulake nüüd sisu.

Madama Rosa:
Kuulame teid.

Enrico:
Mina olen Zasse, kes jumaldab Zanzet, keda tahab oma rivaali Zonzo käest endale saada. Zonzo olete teietleb seda don Annibalele)
(eesriie avaneb)

Enrico:
Mooruspuu jalamil istub valupalavikus Zanze, keda on tabanud kõige julmem armukirg. Saabub Zasse, kellele ta paljastab oma hukutava tunde ja suudleb ta kätt. (võtab Serafina käe, et seda suudelda, aga DA takistab tal seda tegemast. Enrico paneb DA istuma tagasi oma kohale):
Zonzo peab olema veel eemal
Zasse suudleb uuesti Zanze kätt ja lahkumisel kallistab teda kirglikult. Tuleb Zonzo, näost sünge ja hüüab: Zasse, värise, nurjatu!, aga Zasse vastab: Ziffe!
(Hopsti!/Krapsti!/Näuhti!) Zonzo kutsub kohale võmmid ja Zanze näheslaseb Zassel pea maha raiuda. Nii julma stseeni tõttu minestab Zanze ja kukub üle Zasse elutu keha, aga Zonzo hüüab: Ohh-ahh, Zanze, Zanze!

(kell lööb kaksteist)

Don Annibale:
Kuulsite? Juba on kesköö, arvan, et aeg kõigil on minna magama.

Serafina:
Ah! Ema!

Don Annibale:
See on teie tuba, armas ämm.

Enrico:
Aga minu oma?

Don Annibale:
Poole tee peal.

Madama Rosa:
Lähme.
(eemaldub Serafinaga.)

Koor:
Lähme ka meie

Enrico:
Armsad pidulised, sõbrad, rahu!…teeme viimased toostid abikaasale. Spiridion toob uued pudelid. Nüüd laulan ma üht laulu, mille õppisin Milanos. Refrääni osa kordate teie, mu sõbrad.

Spiridione:
(toob uusi pudeleid)
Siin see on

Enrico:
Anna meile

JOOGILAUL

Enrico:
(pokaalid käes)
Õnneliku elu saladust tean oma kogemustest ja õpetan seda tarkust sõpradele. Taevas võib olla helge või pilvine, ent iga ilmaga, olgu soe või pakane, teen nalja ma ja mekin jooke, narrin veidrikke, kes tulevikust unistavad. Ei hooli me tundmatust homsest, tänast päeva naudime veel.

Koor:
Ei hooli me tundmatust homsest, tänast päeva naudime veel.

Enrico:
Naudime noorusaastaid, lõbu ja lustiga kestku kaua õitsev iga. Kuivetu vanadus surnukahvatud palged toob, põrmustub kõigil elujärg ja hoog. Teen nalja ma
ja mekin jooke, narrin veidrikke, kes

PÄRAST JOOGILAULU

Don Annibale:
Nüüd on küllalt, mu härrad.

Enrico:
(Taat kavatseb vist magama minna! Ole valvas!
Nüüd vajad sa mind ja mu karnevalimaske.)
Õnnist ööd! Hommikul näeme!

Koor:
Hüvasti. Jah, soovime hommikul teile head reisi. Elagu don Annibale, elagu Serafina!

Enrico:
Elagu don Annibale, elagu Serafina!

Don Annibale, Spiridione ja Madama Rosa (hiljem)

Don Annibale:
(lahkub Enricoga, korrates koori laulu)
Neetud!…Lõpuks läksid minema! Spiridione! Aita mul lahti riietada! Kähku!

Spiridione:
Olen siin. Aga kes seal on? Kuulsin vist kellahelinat.

Don Annibale:
Oled sa arust lage? See veel puudus!

Spiridione:
Kui see on nõnda, võin pakkuda rohujooke mina,
kui see teile sobib

Don Annibale:
Ei, ei, mis sa räägid, seaduses on kirjas selgelt:
(lugedes)
Seoses sagedaste kurbade kogemustega käsime, et iga rohumeister öösel oma segusid annaks välja isiklikult. Kes rikub reeglit, saab karistet trahviga ja vangimajja pandud”. Loodan, et keegi ei tule mind tülitama.
(samal ajal võtab kuue seljast, kaelasideme eest ja särgi seljast)
Anna mulle nüüd öömüts ja kodumantel
(pöörates võtit, avab ukse
ja läheb sirmi taha)
Kes seal tuleb? Oo, ämmamamma

Madama Rosa:
Abikaasa, kas teie siinKus olete?

Don Annibale:
Siin olen.

Madama Rosa:
võtke oma võti
(tahab tema poole minna
Don Annibale on sirmi taga,
riietub lahti, nii et publik näeb teda)

Don Annibale:
Stop, …mina siin intiimses riietuses kombelise mehenateile ei saa end näidata

Madama Rosa:
Mõistan: noh, jätan teile võtme, tulen teid enne hommikut äratama.
(annab võtme Spiridionele)

Don Annibale:
Tülikas kohustus. Ei usalda ma teie valvsust.

Madama Rosa:
Õnnelikku pulmaööd, Cupidokene!
(astub Don Annibalest vastaspool asuvasse tuppa)

Don Annibale:
Noh, mis sa arvad? / Kuidas ma välja näen?

Spiridione:
Suurepäraselt! Cupidona! Toredas kodukuues, öömütsiga!

Don Annibale:
Nonii, mine nüüd magama ja kella viie paiku ole jalul!
(Võtab lambi ja astub oma kambri suunas.
Uksekell heliseb)

Spiridione:
Magan riietes.
(annab võtme Don Annibalele ja läheb ära)

Don Annibale:
Küll on tüütus! Just nüüd!
(kell heliseb valjemini)
Üks hetk

VII STSEEN
Enrico ja don Annibale

Enrico:
(on keigarliku prantslase moodi riides, näpitsprille, vuntse ja pitskraed kandes)
Tere õhtust, Palun teilt vabandust, et tülitanaga kui kellelgi on kannatused, siis teate ju…, mu sõber!
Mul on suur palaviktunnete, katsugepuudutage!

Don Annibale:
Mis teil vaja on?
(Mida sihuke võiks tahta minult?)
Mu härra, paluksin seletada selle maa keeles!

Enrico:
Hästi,…kohe seletan. Niisiisitaljaanos? Ma olentõbine javajan ravimist!

Don Annibale:
Pean tundma/teadma teie häda olemust, muidu

Enrico:
Sedasi siis. Tulin ballilt, seal tantsisin nelja tunniga, siisoh! Küll oli palavus suur! Et saada jahutust, peaaegu kolmkümmend tükki jääd võtsinsee tähendab: sorbettisid

Don Annibale:
(Ja ei kõngenudki?)

Enrico:
Nüüd need mulle tootsid suure segaduse, siin kõhu seas. Et ma saaksin tagasi hea olemise, läheb vaja viis või kuus Malaga, Porto või shampanja jooki, leidke neid
mulle.

Don Annibale:
(Ta arvab vist, et olen veinitootja. Teeme talle asja selgeks)
Oodake mind siin, kohe saate kõige maitsekamat veini.
(Mul on tünnike vahuveini, nüüd toon talle seda karahvini)

VIII STSEEN

Enrico:
Tobuke rohusedja, seni kuni olen siin, tegelen sinu äriga. Nali alles algab. Lõpuni on veel aega. Vahepeal asetan selle kapi sinna abielutoa ukse ette, siia toolid
keskele laua
(asetab mööblitükid vastupidistele kohtadele
kui kõik on paigal, kustutab tule)
Vaatame, kuidas minu rivaal olukorda mõikab
(kuuleb samme)
Tuleb!…


Don Annibale:
(paneb veini käest, kustutab oma lambi, arvates, et tuba on valgustatud nagu enne)
Võtke nüüd!…Kes on kustutanud küünla?

Enrico:
SiipooleMul oli üks kriisihoog, lasin ette nägemata maha kukkuda küünla. Tühja sestarvan, et mul vist teie veini vaja ei lähe. Merssiiijuhatage mind ukseni. Mina lähen voodisse.
(Seda küll ei juhtu!)
Head õhtut!

IX STSEEN
Don Annibale üksinda

Don Annibale:
Olengi valmis.
Mina lähen ka voodisse.
Hüvasti.
(Enrico väljub ja Don Annibale sulgeb ukse)
Hea seegi, et ma tunnen seda kohta ja võin kõndida kasvõi kinnisilmi.
(põrkab suure laua vastu ja ajab portselaniserviisi põrandale )
Vaene portselaniserviis! Arvasin, et olen toa keskel, olen hoopis nurgas!
(tahab minna oma toa suunas)
Hüva! Katsun nüüd teise võtmega avada oma toa ust! Põrguvärk!
(avab suure kapi ja põrkab ninapidi selle tagaseina vastu)
Olen ma ikka tubli!
Kapist tahtsin leida voodit!
Otsime uut orientiiri! Eebenist mööbli asemel minu toa ukse!…
(katsub kobamisi käia, leiab aga eest seina …)
Kadunud on see! Spiridion! Võllaroog!
Norskab nagu notsu!….
(põrkub teise lauakese vastu)
Nüüd tuleb mullmeelde!…Siia lauakesele panin enne mõned fosfortikudsiin nad on
(leiab tiku ja süütab küünla)
Oh sa sunnikunägu! See on ennekuulmatu!
Mööblid mööbeldavad! Spiridione on paras kuutõbine ja magades on seadnud mööblitükid uue korra järgiKannatust! Oh sa neetud kellahelin! Mööblid mööbeldavad!
(avab)
(Enrico on pikas rüüs, halli habeme ja juustega.
Ta nägu on mässitud riidetüki sisse nagu kaitseks külma eest.
Enrico asetab kapi oma kohale, astub tuppa ja helistab kella)


X STSEEN

Enrico:
Kas see on kuulsa Pistacchio rohupood?

Don Annibale:
Justament: ja Pistacchio on teie ees.

Enrico:
Teie teenistuses/käsutuses

Don Annibale:
Kuradile viisakused. Tehke ruttu, mul on kiire.

Enrico:
Nonii, teadke siis, et laulja olen; homme õhtul laulma peanCampanellotükis üht osa, uusimat partiid;
olen aga häälest ära, kähisenkuulnud olen kiidulaulu teie superpillidele, mida valmistate kurguhädadele….seega

Don Annibale:
Kohe toon teile

Enrico:
(pidades Don Annibalet kinni)
VabandageOn väga tähtis, et teaksite, kuidas kaotasin hääleIstume. Mis kellaaeg on?

Don Annibale:
Onjuba hilja
(katsume külalist ehmatada)
Kell on kolm tundi üle südaöö.

Enrico:
(istudes)
Nonii, minu jaoks veel varane on aeg,
enne viit ma magama